@fotoforfake

Rimozione coatta – Questo post non parla di fotografia ma può fare del bene anche alla Fotografia

Clet Abraham

Clet Abraham


di Alessandro Pagni
@ale_pagni

Questo post non parla propriamente di fotografia.
Parla delle false convinzioni che ci danno un’illusione di sicurezza e un senso di autoconservazione, ma al contrario ci rendono fragili e mediocri.
La fotografia, nelle cosiderazioni che seguono, viene abbracciata sotto molteplici aspetti, ma i “puristi” del medium li vedranno, questi aspetti, come enormi arrampicate su specchi scivolosi.
Quindi per rendere il mio post almeno un po’ distante da accuse di off-topic, inserirò qua e là, anche delle fotografie.
Voglio partire da due assunti, per me fondmentali, ma fecondi di possibili conflitti e dibattiti.

Clet Abraham a Firenze

Clet Abraham a Firenze

Primo assunto: la fotografia è anche arte contemporanea, ne fa assolutamente parte e di conseguenza ha il diritto/dovere di rapportarsi e possibilmente trarre insegnamento da questo mondo.

Secondo assunto: Siena è una città stupenda, che sta colando a picco.

Dopo queste due premesse, il brusio di fondo diventerà sicuramente assordante, lo so.
Il primo assunto, lo ammetto tranquillamente, mi serve a giustificare (sebbene sia serissimo sulla questione) la presenza di questo post su una piattaforma dedicata al magico mondo inventato da Niépce, Talbot e Daguerre (fare nomi di questo calibro, mi aiuta ancor più nei TAG a giustificare un intervento del genere, ma vi assicuro che non sono l’unico a farlo).
Il secondo assunto, il famoso punctum del post, nasce da due questioni concatenate: adesso vivo a Siena, è una splendida giornata di sole, sono a un tavolino di fronte a una birra fresca e la città è straordinariamente bella; purtroppo ho letto questa mattina che, unico caso in tutta Europa, a Siena è passato il talentuoso Clet Abraham, ma appena dopo dodici ore, i suoi interventi di street art sulla segnaletica stradale, sono stati prontamente rimossi dai vigili urbani, come fossero volgare vandalismo.

Clet Abraham a Livorno

Clet Abraham a Livorno

Siena sta sprofondando, ma non per la questione Monte dei Paschi e tutto quello che si porta dietro a valanga, o almeno anche per quello, ma come conseguenza di qualcosa di più profondo, che certo in parte l’ha preservata fino a oggi, in uno stato di “città ideale” (come recita il titolo di Lo Cascio, girato nella città toscana che adesso mi ospita), ma adesso rischia di renderla una realtà accartocciata, ripiegata su se stessa: la scelta, cosciente o meno, di non rinnovarsi, di non istillare in chi ci vive il dubbio e di conseguenza poi la spinta per percorrere strade nuove.
Io sono un profano, non c’entro niente con questa città, ma credo che l’episodio di Clet (cosa piccola di per se di fronte a questa Italia), sia indicativo dei limiti ormai manifesti di un modo di pensare che, alla luce delle potenzialità storico-artistiche e caratteriali, deve prima o poi prendere in considerazione l’idea di reinventarsi, per sopravvivere a questi decenni sismici.

Clet Abraham a Livorno

Clet Abraham a Livorno

Chi è Clet Abraham?
Un pittore e scultore bretone, dal 2005 attivo a Firenze, noto in tutta Europa da almeno due anni, per i suoi interventi notturni di street art, che consistono nel conferire, tramite stickers removibili, nuova vita ai cartelli stradali che popolano le grandi e piccole città, utilizzandoli come contesti per la messa in scena di nuovi contenuti e situazioni. Questi giochi visivi, rigorosamente stilizzati, mirano a spezzare la quotidiana processione di imput che la società ci sottopone, da un lato amplificando la nostra concentrazione su questi, ma allo stesso tempo portandoci in un altrove a tratti esilerante, a tratti poetico e profondo: quella di Clet è una riflessione alla portata di tutti, sullo spazio pubblico che non lascia “spazio” all’espressione individuale, ma nel migliore dei casi la relega in luoghi circoscritti e preposti o, nel peggiore dei casi, come è successo a Siena, la castiga.

Còet Abraham a Firenze

Còet Abraham a Firenze

Siena è la città di Duccio di Buoninsegna.
Anche e per fortuna, perchè è stato un episodio unico a suo modo nella Storia dell’Arte italiana ed europea, che portava in se il germe del cambiamento.
Duccio però è morto, da quasi settecento anni.
Se Siena resta solo la città di Duccio, muore con lui.
E questo va ben oltre l’arte, si ripercuote in ogni cosa che pensiamo protetta, perchè sta dietro a una teca, ma in realtà si sta lentamente decomponendo.
La fotografia, come questa città (piena di fotografi fra l’altro), ha in sorte lo stesso destino quando grida allo scandalo, quando chiede di essere rinchiusa in uno scomodo scrigno di definizioni, quando si contenta del passato e non vuole in nessun modo voltare lo sguardo alla strada che ha ancora da percorrere.

Clet Abraham a Firenze

Clet Abraham a Firenze

Esiste uno importantissimo manuale, il pachidermico Arte dal 1900. Modernismo, Antimodernismo, Postmodernismo (di H- Forster, R. Krauss, Y-A. Bois, B. Buchloh) che, diviso semplicemente anno per anno, racconta esclusivamente ciò che ha determinato un’evoluzione, un balzo in avanti, un’inedita sperimentazione (anche in fotografia) e che ha segnato profondamente la crescita dell’arte contemporanea, nel secolo scorso.
Se, fra cento anni, qualcuno si prenderà la briga di redigere la versione 2.0 del manuale in questione, trattando il 2000, sono quasi certo che Clet Abraham avrà un suo spazio. Siena come centro di propulsione del pensiero artistico e creativo, ho i miei dubbi.
Ai posteri la sentenza.

Clet Abraham

Clet Abraham

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Questa voce è stata scritta da AlessandroPagni e pubblicata il aprile 18, 2013 su 8:28 am. È archiviata in Pensieri con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

3 pensieri su “Rimozione coatta – Questo post non parla di fotografia ma può fare del bene anche alla Fotografia

  1. Michele in ha detto:

    Caro Alessandro, visto che sei lucchese te lo spiego io:

    Il problema è che i senesi sono cambiati, in peggio, e con loro la città e tutto ciò che ne consegue, vedi monte dei fiaschi vedi varie brutture architettoniche…

    …e l’incompreso Clet Abraham

    Il problema non è restare come si è, il problema è peggiorare, del resto:

    chi troppo in alto sal cade sovente parolapiùlungadellalinguaitaliana.

    Ma siccome la ragione me l’impone ce lo metto:

    guarda caso questo ha cominciato a succedere da quando i cittadini hanno iniziato a spostarsi nelle campagne periferiche…

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