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Appunti Estivi di Stefano Parrini

Appunti Estivi ©Stefano Parrini

di Alessandro Pagni

Ho 6 anni, è l’ultima settimana d’agosto sull’Isola di Sant’Antioco.
Ho 6 anni e mia madre mi tieni in braccio, sciacquandomi i piedi in riva al mare, mentre stringo in una mano un piccolo setaccio azzurro.
Un attimo dopo siamo nell’auto dei miei genitori e appoggio la fronte al finestrino, mentre il caldo afoso dell’abitacolo, coperto fino a pochi minuti prima da un parasole a forma di Ray Ban, scivola sulla mia pelle ancora bagnata increspandola e quasi mi addormento per il torpore.
Nella casa delle vacanze profumi di pastella fritta e pesce pescato la mattina stessa, mio nonno che sale le scale con due fiaschi di vino e un vociare fresco riempie le finestre della cucina.
Poi passano gli anni e quel mare, quei giochi, paletta, secchiello e setaccio, diventano sigarette che non so fumare e stereo a pile alcaline che regalano pezzi di rock buono, dei Guns n’ Roses e pochi anni dopo dei Nirvana, trovando nella lotta e nel solletico con le amiche abbronzate, un palliativo per le prime pulsioni sessuali.

Appunti Estivi ©Stefano Parrini

Sembra impossibile, guardando i paesaggi interiori di Stefano Parrini, pensare che sia qualcosa che non mi riguarda. L’estate che ci racconta, è l’estate di mio padre, la mia, quella di quasi tutte le persone che conosco, quella che attraversa le mode e i tormenti da classifica e supera le marche di gelato e l’odiosa questione del tempo che passa.
Queste immagini sono strade di cui non si vede la fine e non c’è il conforto di una mappa per decifrarle, per cui l’unico approccio possibile, che sembra anche quello che ha mosso l’autore, è l’istinto. Le stratificazioni di doppie esposizione catturate con la Holga (strumento dall’incerta pre-visualizzazione e quindi prodigo di sorprese) e amalgamate su sfondi ad acquarello, portano il racconto in una dimensione parallela dove nascondiamo i segreti delle piccole cose che, come fotografie, la luce ha impresso dietro ai nostri occhi ingordi. È uno sguardo a posteriori quello di Parrini, una lettura del ricordo in chiave visiva, e i suoi Appunti Estivi sono annotazioni, sbavate dalla salsedine di colori remoti.
Non riusciamo a toccare questa pelle bruciata dal sole, a incontrare uno sguardo o baciare un sorriso: tutto è lontano e impalpabile, i volti restano nascosti nei contrasti del chiaroscuro, le doppie esposizioni li rendono presenze distanti.
Tutto sfugge e si disgrega, è come se ci rapportassimo a qualcosa di definitivamente perduto, come i giorni ormai passati. Noi non siamo lì, non possiamo, è un viaggio senza risposta e senza ritorno.
Questa serie fotografica ha il sapore di un addio, qualcosa ripensato in un secondo momento, quando ormai le foglie fuori si sono ingiallite, le sciarpe nascondono il disegno del nostro umore sul viso e restiamo in biblico fra due sensazioni: il tiepido torpore del restare a contemplare il passato, come fosse brace dentro a un camino, o la spinta insicura del guardare avanti e affrontare le sfide di un nuovo anno.

Vi lascio con la musica, La quiete dopo un addio di Franco Battiato, perché le canzoni sono le poche tracce durature, insieme alle vecchie diapositive, di una manciata di estati trascorse.

“Poche le cose che restano alla fine di un’estate
La quiete dei colori autunnali si rifletterà sulle strade e sugli umori
Come il dolce malessere dopo un addio.”

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Questa voce è stata scritta da costanzamaremmi e pubblicata il novembre 2, 2012 su 2:08 pm. È archiviata in Fakers con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Un pensiero su “Appunti Estivi di Stefano Parrini

  1. Fools Journal in ha detto:

    Brillante!
    Grazie a voi! 🙂

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