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Noi non siamo qui!

Cinema, dalle serie “The Others” – 2011 ©Francesca Donatelli & Gian Carlo Mazzetti

di Alessandro Pagni

“The Others” di Francesca Donatelli & Gian Carlo Mazzetti

Dove siete?
Pensate di uscire stasera?
Come passate le ore?
Vi stringete la notte per rimediare al freddo?
O magari, semplicemente, non sentite più niente…
Luoghi un tempo abitati, disegnati da traiettorie di luce e azione, che sembravano non finire mai.
E poi un giorno, senza preavviso, il tempo come un ingranaggio si è rotto.
Da questo blackout nasce il progetto di Francesca Donatelli e Gian Carlo Mazzetti, dalla riflessione sui molti luoghi abbandonati del Casentino (AR), che hanno popolato il loro immaginario e la loro vicenda personale, tanto da lasciare all’interno di queste “stanze di vita” una scia: due alter ego surreali che sopravvivono in una dimensione altra, come l’eco infinito di una musica interrotta.
L’allusione nel titolo, al film di Amenàbar e l’ultimo scatto che ci mostra in primo piano due lapidi cimiteriali decorate con dei fiori, ci lascia un dubbio, non troppo velato, riguardo all’entità di questa coppia e affronta un tema fondamentale della fotografia: quello della traccia. Dalle ricerche duchampiane sull’indice agli esperimenti rayografici di Man Ray, dalle sequenze interiori di Duane Michals ai recenti studi sul fenomeno degli album di famiglia, la traccia in fotografia ha assunto nel tempo significati tangibili ed emotivi, legati al rapporto cruciale fra presenza e assenza.
Fotografare significa in un certo senso scrivere con la luce, lasciare un segno del mondo visibile su superfici di sali argentati o schermate di pixel, una traccia di tempo, che il buio e l’oblio non riuscirebbero a registrare.
“The Others” racconta la persistenza dei ricordi, il solco delle cose accadute, dove ora c’è assenza di vita e prospettive future, sotto forma di una presenza paranormale (la coppia in questione che popola tutti gli scatti della serie), carica di simboli e d’ironia amara, per le priorità che sembravano muovere le esistenze della piccola provincia, mentre i giorni inesorabili, scivolavano via.
Quando ho domandato a Francesca le motivazioni dietro a questa serie, che lei e Gian Carlo hanno costruito sapientemente, nello stile a noi caro della staged photography, mi ha dato una spiegazione esaustiva che propongo fedelmente: «La desolazione viva di chi è rimasto in un luogo, che concretamente non esiste più, ma continua ad esserci nella memoria. La memoria collettiva del male e del bene di vivere, rappresentata dai due personaggi in cerca di autore (allo stesso tempo autori di loro stessi in cerca di personaggi), che si aggirano nei luoghi dove altri hanno discusso, lavorato, ballato, giocato, amato. I luoghi che ancora trasudano dalle pareti, dai vetri rotti, dagli oggetti che rimangono lì, in attesa di essere portati via, del momento in cui quel posto sarà solo un ricordo. In questi luoghi viene ogni volta portata in scena una replica di quello stato di necessità che è il raccontarsi, il sentirsi e l’immaginarsi vivi in un palcoscenico di devastazione, che viene però esorcizzata dal racconto. Le storie delle ombre che vagano nei luoghi dell’abbandono sono fiabe moderne, che parlano di paure alternate a sicurezze, di sconcerto e allo stesso tempo incanto, passioni e stati emotivi, da cui si ha la catarsi attraverso il rassicurante lieto fine».

Piscina, dalle serie “The Others” – 2011 ©Francesca Donatelli & Gian Carlo Mazzetti

La memoria è la traccia con cui diamo un senso alla nostra esistenza: abbiamo seminato la storia di marchingegni come la fotografia e stratagemmi come la parola scritta, per poter perpetuare il ricordo, per renderlo vivo anche a distanza di anni e abitarlo ancora, quando ci concediamo una tregua dalle incombenze quotidiane.
Abitarlo ancora come fantasmi senza sorriso, per tutti quei momenti perduti per sempre.

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Questa voce è stata scritta da costanzamaremmi e pubblicata il ottobre 16, 2012 su 6:37 pm. È archiviata in Fakers con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Noi non siamo qui!

  1. Pingback: The Last Remaining Light: gli archivi sentimentali di Nicolas Dhervillers « @fotoforfake

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