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Agiografie – David LaChapelle al Lu.C.C.A.

Abram, dalla serie “Awakened” – 2007 ©David LaChapelle

di Alessandro Pagni

Si interessa di teologia LaChapelle? Di misticismo? Sicuramente di agiografia. Di Grandi Risposte, con la G e la R maiuscola.
Il presente che racconta sembra ibernato dentro ad un enorme confetto trasparente, che trasuda glassa e paillettes, ma arriva da molto lontano ed è figlio di quel furore e quella determinazione che infiammavano gli inferni di Bosch. Una miscela di sfolgoranti artifici fiamminghi diluiti nell’equilibrio ponderato di simboli e armonie dei fondi oro della fine del ‘300.
Non dico che sia un cristiano devoto, queste sono faccende che esulano dal nostro discorso; ma che il suo approccio creativo, nei confronti della vita e della morte, abbia qualcosa di fortemente legato all’immaginario religioso occidentale, pare innegabile.
La mostra di Lucca al Lucca Center of Contemporary Art (Lu.C.C.A. appunto), visibile fino al quattro novembre 2012, presenta un percorso antologico di cinquantatré fotografie, estrapolate da alcuni dei suoi lavori più celebri come Star System, Awakened, Earth Laughs in Flower, After the Pop, Destruction and Dsaster, Excess, Plastic People, Dream evokes Surrealism, Art References, Negative Currency.
Visto che stiamo parlando di un percorso antologico, al di fuori della naturale origine e provenienza di queste fotografie, possiamo anche noi, al suo interno ritagliarci un minuscolo fil-rouge, dove il nostro tema della mistificazione si intreccia con quello della “misticizzazione”.
Mi sono divertito a isolare, all’interno di questo greatest hits di immagini, tre momenti particolari, dove questa spiritualità gommosa viene messa a nudo con maggior evidenza.

Il primo raggruppamento, a mio avviso, potrebbe considerarsi uno studio agiografico sulle figure santificabili (l’estasi di santa Angelina…) e santificate (come i due tributi a Michael Jackson) del mainstream e dell’universo di celluloide: ognuno rappresentato con i simboli del proprio martirio mediatico, che rivivono anno dopo anno per la durata della loro notorietà (dalla un po’ scontata versione botticelliana di Paris Hilton, al pianoforte infuocato della sensuale Alicia Keys).

Un secondo momento, profuma di sepolcri imbiancati, con una collezione di fiori inventati, del più recente lavoro Earth Laughs in Flowers. L’atmosfera è lugubre, sebbene le immagini siano sature di colori: questi fiori, messi lì ad abbellire le tombe del nostro tempo, non hanno niente di romantico o tantomeno innocuo; indagandoli con attenzione celano anch’essi i simboli delle nostre frustrazioni moderne, delle nostre piccole, oscene paure, resi dalla loro terribile staticità, monumenti della rovina umana.

E infine, l’ultimo tassello di questa “trilogia delle delizie”, che ho voluto trovare oltre l’apparente superficialità degli universi di plastica di LaChapelle, riguarda il mistero più grande, la M maiuscola.
In una stanza a parte, con una luce malata e la sensazione di un abbassamento della temperatura, ci troviamo circondati da figure umane: umani qualsiasi a grandezza quasi naturale, sospesi in un vuoto senza tempo.
Le sei fotografie, provenienti dalla serie Awakened (2007), mostrano persone comuni, di cui conosciamo solo i nomi di battesimo, bloccati dallo scatto mentre fluttuano dentro a vasche senza confini, piene di un’acqua che a stento sembra tale.
La sensazione nel vedere queste figure con gli occhi aperti, in un attimo in cui il viso si contrae e il corpo al contempo si rilascia, è quella di trovarci davanti a qualcosa di finalmente compreso.
Sei risposte differenti, per carattere, stato ed età, alla questione più spinosa di tutte: queste cinque donne e quest’uomo, Abram, sembrano aver capito, sembrano in un luogo simbolico che c’entra e non c’entra con l’acqua, dove finalmente hanno saputo cos’è la morte e di conseguenza cos’è la vita.
E se l’acqua, al di là del risultato fotografico, ha una qualche pertinenza con questo discorso, è perché ci rimanda allo stato prenatale, dove finalmente il cerchio si chiude.

L’approccio di LaChapelle alla fabbricazione di queste immagini, lo colloca in una zona liminare fra fotografia glamour, fotografia di moda e arte pittorica nel senso più tradizionale del termine, in una mistura che attraversa le epoche, dove si sciolgono insieme previsualizzazione, disegni preparatori, staged photography e post-produzione digitale. Questo suo essere frivolo, ma al contempo pungente, lo rende impossibile da ignorare, e se lo dovessi riassumere in una sola immagine, direi di lui che assomiglia ad una ciambella glassata, farcita di lamette affilate.
C’è ancora meno di un mese per vederlo e Lucca d’autunno ha dei colori che sembrano i suoi.

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Questa voce è stata scritta da costanzamaremmi e pubblicata il ottobre 11, 2012 su 4:02 pm. È archiviata in Fakers con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

3 pensieri su “Agiografie – David LaChapelle al Lu.C.C.A.

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